Progetto di una piattaforma che fornisce a coloro che utilizzano il linguaggio audiovisivo gli strumenti per raccogliere e condividere il proprio footage con gli autori all’interno della community. HYBRID vuole sensibilizzare i videomakers sull’utilizzo del found footage come risorsa, incentivare il remix e l’ibridazione di contenuti audiovideo pre-esistenti e in grado di generare nuove e differenti interpretazioni. La tesi ha affrontato il temi legati ai nuovi linguaggi ibridi di comunicazione, le evoluzioni relative alla produzione di immagini in movimento, le nuove leggi sulla protezione della proprietà intellettuale e le licenze nel web. Di Hybrid sono stati sviluppati la struttura principale della piattaforma, l’alberatura, i wireframes e il layout delle principali sezioni.
Relatrice di tesi: Francesca Piredda Co-Relatrice di tesi : Mariana Ciancia Corso: Laurea Specialistica in design della comunicazione Politecnico di Milano Anno: 2014/2015
Premi: //01// Menzione speciale al Video Talent Award durante il Milano Film Festival in collaborazione con Nastro Azzurro (Settembre 2015)// 02 // Selezione del progetto Hybrid per il percorso di IC - Innovazione Culturale. Partecipazione al programma di incubazione per start up innovative di Fondazione Cariplo e Make a cube presso Base (Ottobre 2016 - Marzo 2017)
La tesi esplora il tema relativo alla riappropriazione di materiali preesistenti attraverso l’analisi del remix come pratica di reinvenzione e risignificazione di contenuti. Partendo da uno sguardo più generale sullo sviluppo e l’evoluzione di quella che è stata definita la “cultura del remix”, ci si avvicina e si approfondisce questa tecnica attraverso le sue declinazioni nell’ambito audiovisivo. Il filone cinematografico legato al found footage film ha dato il via a questa miscela e rielaborazione di immagini in movimento che oggi trova la sua massima espressione nei video mash up che popolano il web.
Molti di questi contenuti sono realizzati dagli utenti stessi che attingono da più fonti per raccogliere il materiale con cui costruire il montaggio; ma sempre di più si stanno sviluppando progetti in cui sono i software stessi a combinare e miscelare contenuti generando nuovi accostamenti e nuovi significati.
Entrando più a fondo nelle logiche e dinamiche del web, ma soprattutto dei suoi utilizzatori, si è voluto comprendere come siano cambiate le esigenze e necessità degli individui che si rapportano con i nuovi media. Scambio, condivisione, confronto, collaborazione sono pratiche ormai comuni nell’era attuale e in grado di generare valore proprio partendo dalla collettività.
Anche nel contesto audiovisivo si sviluppano sempre più progetti nati dalla cooperazione di più figure, dal montaggio di più storie condivise o semplicemente dal supporto di una comunità. Con l’aumento di queste nuove forme di collaborazione cresce l’esigenza da un lato di tutelare il proprio lavoro e dall’altro di decidere quali libertà di utilizzo concedere a chi è interessato ad utilizzare questo materiale. Il capitolo legato alla proprietà intellettuale affronta perciò questa tematica partendo dalle origini del termine sino alla nascita di movimenti, come il copyleft, che hanno rivoluzionato il vecchio concetto di proprietà, adattandolo alle nuove dinamiche fluide del web e dei suoi contenuti condivisi.
Tornando alla pratica del videomaking si sono volute esplorare le dinamiche e le logiche alla base della progettazione di un audiovisivo e che portano poi alla creazione di quelli che si definisco “scarti di lavorazione”. Confrontarsi con gli addetti al mestiere, operatori, registi, video artisti, documentaristi, ha permesso così di portare alla luce pensieri, abitudini e pratiche comuni che guidano la costruzione di un artefatto audio video. In tal modo si è potuto evidenziare quali fossero le necessità e le problematiche legate al materiale prodotto e spesso non utilizzato, cercando a seguito di un confronto con l’offerta disponibile sul mercato, un possibile sviluppo progettuale.